Cyberpunk is Now: 5 ragioni per cui stiamo già vivendo in un mondo cyberpunk.

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Il cyberpunk è adesso: una frase letta e sentita più volte, ma è davvero così? Ecco le cinque principali ragioni per cui vale la pena credere di trovarsi già in un mondo cyberpunk.

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Cyberpunk is Now. Per un appassionato del genere, leggere o sentire questa breve locuzione capita all’ordine del giorno. Dopo aver infatti analizzato per anni quanto scrittori come Bruce Sterling, William Gibson, Neal Stephenson, Pat Cadigan e via dicendo abbiano intuito e spesso previsto cambiamenti nella società, nella politica, nel rapporto tra uomo e tecnologia, siamo passati oggi all’osservare ogni possibile prova, reale o forzata che sia, dell’effettiva nostra entrata nell’era della realtà cyberpunk.

Riportando un esempio dall’underground, il sito Cyberpunk2012, purtroppo non più aggiornato da quasi un anno, aveva persino avviato un interessante Countdown toward a cyberpunk world (Countdown verso un mondo cyberpunk) aggregando notizie e dati attuali riguardanti Economia, Ambiente, Geopolitica, Società e Tecnologia e indicando, sulla base dei dati raccolti e per ogni tema contenuto in questi macro-ambiti, una percentuale di completamento rispetto a un ipotetico mondo cyberpunk.

Tutto ciò può sembrare forzato e eccessivo agli occhi dei meno appassionati e più scettici, ma è possibile che dopo aver letto ciò che segue l’idea di vivere in un mondo molto simile a quello immaginato e descritto all’interno cultura cyberpunk non appaia poi molto surreale e lontano dalla realtà.

Ecco le cinque principali ragioni per cui credere che trovarsi oggi in un mondo cyberpunk non sia un’idea poi così assurda, anzi.

mondo-cyberpunk-tecnologia-oggi-italia1. La tecnologia.

Gli smartphones. Basta pensare proprio a quelli che una volta si chiamavano telefonini, cellulari, e oggi hanno abbondantemente superato la semplice funzione di telefoni portatili per diventare gli oggetti tecnologici più usati in assoluto. Ovunque, sempre, ripetutamente, compulsivamente.

Chi di voi non ha mai osservato, con occhio attento, quante persone stessero usando uno smartphone contemporaneamente in metropolitana, su un autobus, in coda, in macchina, in un locale, in pausa pranzo? E non è tutto. Il binomio hi-tech/lo-life si applica perfettamente a questa rivoluzionaria categoria tecnologica. Lo dimostrano i soldi che siamo disposti a spendere per uno smartphone, chi più, chi meno, ma tanti in ogni caso.

La realtà virtuale. Non siamo ancora giunti alla rivoluzione della VR, è vero, ma dopo il semi-fallimento della realtà aumentata (e dei Google Glass “di massa”) pare che questo settore abbia raccolto il testimone raggiungendo in poco tempo risultati straordinari e un successo di pubblico che la realtà aumentata ha completamente mancato. Sarà che siamo stanchi della realtà spesso difficile e opprimente, e al posto di aumentarla vogliamo dimenticarla, evaderne, scivolare completamente in una realtà virtuale sempre più credibile e perfetta. Se questo non è cyberpunk…

Si potrebbe (e forse dovrebbe) parlare anche di droniintelligenza artificiale, protesi biotecnologiche, wearable computingautomazioni, sex-bot e di molto altro ancora, ma se avete voglia di leggere e informarvi troverete affascinanti e allo stesso tempo inquietanti conferme che la tecnologia, soprattutto considerando il rapporto che abbiamo con essa, ha realmente incontrato la profezia cyberpunk.

mondo-cyberpunk-città-world-cities-italia2. Le città.

L’assetto urbano è cambiato o, nella migliore delle ipotesi, sta rapidamente cambiando. Le città si sviluppano sia in verticale (grattacieli) che in orizzontale (sprawl, hinterland, area metropolitana) un po’ dappertutto. In alcuni Paesi, poi, la situazione metropolitana coincide già da tempo con la visione cyberpunk del fenomeno.

Gli esempi più ovvi ma tutt’altro che banali sono le città cinesi e il Giappone, ma anche gli Stati Uniti, il Sud America e il Medio Oriente. Anche in Italia, inoltre, le nostre piccole metropoli (Milano, Torino, Napoli, Roma ecc.) stanno diventando altro rispetto a ciò che erano quando il cyberpunk era solo un genere letterario.

La direzione che lo sviluppo urbano sta seguendo ormai da anni è simile in moltissime parti del mondo, e non è poi così lontana da ciò che la fantascienza distopica aveva immaginato.

Vogliamo parlare poi del progressivo aumento dell’inquinamento dell’aria di alcune città (e non solo Pechino ma anche città a noi vicine), dell’incredibile divario tra ricchi e poveri osservabile anche nell’estrema differenza tra alcuni quartieri della stessa città (divisi a volte da una semplice strada, o da un muro)? Anche in questo caso, basta guardarsi attorno e documentarsi per raccogliere conferme di tutto ciò. Le città stanno diventando cyberpunk, e alcune lo sono già da tempo.

hacking-cyberguerra-leak-spionaggio-mondo-cyberpunk-italia3. L’hacking, la sorveglianza, la cyberguerra.

Questi argomenti sono al numero tre solo perché questo non è un elenco ordinato. In una classifica ordinata hacking, sorveglianza (o per meglio dire spionaggio informatico) e cyberguerra sarebbero al primo posto. È sufficiente una rapida carrellata di parole chiave come NSA, Snowden, Prism, Anonymous, hacking governativo (USA, Cina e Russia su tutti), WikiLeaks e DDoS perché la maggior parte di voi abbiano già chiaro a cosa ci si vuole riferire.

Tutti siamo rimasti colpiti quando Edward Snowden, ex-agente della NSA (National Security Agency statunitense) ha rilasciato informazioni altamente riservate sul protocollo di sorveglianza Prism con cui il governo USA teneva (o tiene?) sotto controllo sostanzialmente l’intera vita digitale dei cittadini statunitensi (e non solo). Siamo rimasti colpiti, sì, ma non troppo. Forse perché lo si sospettava da tempo (qualcuno ricorda Echelon?), forse perché il cyberpunk e le spy-stories ci avevano già anticipato molto.

Che dire invece di Anonymous, di Wikileaks, degli attacchi DDoS e in generale della cyberguerra che da parecchi anni devasta i sistemi informatici e i server sparsi per tutto il mondo passando spesso inosservata, a parte alcuni casi eclatanti? Presunti hacker cinesi e russi attaccano gli USA, gli USA rispondono al fuoco virtuale e tutti negano tutto, ma investono enormemente per formare i cyber-agenti migliori (come la CyberAcademy promossa dall’ Her Majesty’s Government britannico in collaborazione con il SANS Insitute).

Anonymous (Ma chi è Anonymous? Tutti e nessuno!), poi, attacca chiunque venga ritenuto immorale, falso, ipocrita, anti-democratico, pericoloso per la società e la libertà d’informazione. Governo, aziende multinazionali, sette pseudo-religiose e censura. A colpi di DDoS e leak combatte per orientare l’opinione pubblica, informarla, renderla partecipe nell’hacktivism e distruggere quel muro di rassegnata alienazione che caratterizza l’uomo medio moderno.

In un ipotetico mondo cyberpunk, le organizzazioni ribelli usano l’hacking per attaccare il sistema e lottare contro il controllo e la sorveglianza di un governo opprimente spesso collassato sotto il peso del potere delle corporation, o completamente dipendente da quest’ultime. Il rampante mondo asiatico, per di più, ha preso il sopravvento su quello occidentale e lo gestisce (non solo economicamente).

Tralasciando i particolari, una sottile linea rossa collega quell’ipotetico mondo cyberpunk al nostro.

pubblicità-mondo-cyberpunk-ads-italia4. La pubblicità.

Sì, avete letto bene, la pubblicità. Negli ultimi anni il mondo dell’advertising è esploso, ha sviluppato tecniche sempre più sofisticate e studiate ma allo stesso disperate e invasive, mutando forma e finendo per assumere quella di un vero e proprio parassita della società moderna.

Dopo aver conquistato la quasi totalità dello spazio esterno – basta guardare le foto a lato, tra le quali la più inquietante è quella relativa ai droni-pubblicità sperimentati da Uber a Città del Messico – si è rivolta anche a quello intimo e personale, già abbondantemente assalito in passato, ottenendo una diffusione un tempo inimmaginabile.

Il web, in particolare, ha subito una crescita esponenziale di pubblicità, che oggi letteralmente invade ogni attività online, sia essa la lettura di testi, l’ascolto di musica, la visione di filmati e immagini, la ricerca di siti e informazioni ecc. La pubblicità in televisione e in radio non è più una novità, così come quella al cinema, al telefono e via posta ordinaria.

La cosa più cyberpunk della pubblicità di oggi è la sua personalizzazione. I banner pubblicitari, i contenuti testuali e visivi degli annunci pubblicitari e in generale tutti gli ads moderni sono in qualche modo personalizzati in base ai gusti dell’utente, stabiliti spesso automaticamente a partire da precedenti ricerche, azioni online, sottoscrizioni, prodotti nel carrello ecc. In una parola: in base alla profilazione.

Ma chi sfrutta in modo massiccio la pubblicità in un mondo cyberpunk? La risposta, piuttosto ovvia, è proprio il titolo del prossimo paragrafo. Ma, prima, un po’ di pubblicità.

corporation-mondo-cyberpunk-italia5. Le corporation multinazionali.

Zaibatsu e Yakuza. La sintesi del rapporto tra cyberpunk classico e corporation multinazionali potrebbe essere riassunto da questi due termini prelevati dalla lingua giapponese. Le zaibatsu sono grandi concentrazioni industriali controllate generalmente da una singola famiglia, spesso in stretti rapporti con la mafia (giapponese) chiamata Yakuza. Una situazione apparentemente molto diversa da quella che stiamo vivendo oggi, ma è davvero così?

Considerando concretamente gli esempi di multinazionali tecnologiche all’interno della cultura cyberpunk classica (una fra tutte, la Ono-Sendai), le differenze con quelle realmente presenti oggi non sono poche. Forse è il caso, però, di andare oltre la pura finzione letteraria e cinematografica e cogliere il vero insegnamento che il cyberpunk ci ha dato descrivendo le corporation: grandi conglomerati aziendali controllano in modo stretto il mercato determinandone spesso le leggi, sfruttano il lavoro sottopagato di innumerevoli dipendenti obbligandoli a ritmi di lavoro ai limiti della schiavitù e “permettendo” loro di vivere in pseudo-celle abitative sotto stretta sorveglianza. Il tutto, ovviamente, è finalizzato alla produzione di oggetti tecnologici di grande prestigio sociale messi in commercio a prezzi spesso gonfiati dalla presenza iconografica del brand, nuova divinità creata e alimentata dalla pubblicità e adorata feticisticamente dalle masse condizionate.

Vi sembra ancora una situazione lontana dalla realtà? Forse perché non sapete che molti prodotti e componenti messi in commercio o utilizzati da Apple, Samsung, Sony, Microsoft, Dell, HP, Acer, Intel, Amazon, Nintendo, Nokia, Blackberry e molti altri sono in realtà realizzati dagli 1.3 milioni di impiegati della Foxconn, enorme corporation manufatturiera taiwanese a contratto che opera nel mondo dell’elettronica e della tecnologia e che è uscita dall’ombra dopo alcuni reportage e testimonianze, nonché numerosi suicidi di dipendenti (nella sede cinese a Shenzhen chiamata “Foxconn City”), che hanno messo in luce le condizioni lavorative e abitative degli operai, gli stipendi irrisori e la generale semi-schiavitù apparentemente volontaria.

Pensiamo infine alle web-corporation che operano nel mondo dei social media, della comunicazione digitale, dei big-data e che in pochi anni hanno visto moltiplicare il proprio patrimonio economico, la propria influenza, il proprio settore di mercato, il proprio potere de facto e, soprattutto, l’enorme mole di dati e informazioni contenuti nei propri data-center, vera ricchezza della modernità. Google e Facebook, le aziende più celebri del web, rientrano proprio in questa categoria, e non possono che stimolare e allertare la nostra sensibilità cyberpunk.

In conclusione a questo post troppo lungo eppure altrettanto sintetico, non voglio trarre nessuna conclusione. Spero che ciò che è stato abbozzato in questi 5 punti possa farvi riflettere, portarvi a osservare la realtà con occhio cyberpunk e trarre le vostre, di conclusioni. Preferisco, piuttosto, finire riportando una breve frase, pronunciata da un amico durante una gradevole discussione, in risposta al mio guardare e discutere di ogni aspetto del mondo in cui ci troviamo passando attraverso una lente che ha come filtro questo genere culturale. La frase è la seguente:

Scusa eh, ma allora tutto è cyberpunk!

Già. Forse è proprio questa la grandezza di questo genere. Forse è davvero così. Forse è veramente tutto.

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