ABE: short film thriller-cyberpunk di Rob McEllan

in Short Film da

Titolo: “ABE

Regista: Rob McEllan

Anno (uscita ufficiale): 2013

Trama: “Una ragazza si sveglia imbavagliata e legata ad un letto, circondata da strumenti che sembrano provenire da una sala operatoria. Ben presto, la ragazza si rende conto di non trovarsi in un ospedale ma in uno spazio angusto delimitato da teloni di plastica; spaventata, emette un lamento che attira ABE, un robot umanoide a dir poco inquietante…

ABE è uno short film thriller-cyberpunk che risente molto, sin dai suoi primi secondi, della tradizione thriller-horror: le prime immagini sono infatti costituite da scarne e taglienti riprese di catene, buio, sangue e teli di plastica. In un primo momento sembra quasi di trovarsi di fronte all’ennesimo capitolo della serie SAW, ma originalità e sorprese non tarderanno ad arrivare. L’entrata in scena di ABE, il robot umanoide, è solo l’inizio delle caratteristiche peculiari di questo short film.

ABE è cyberpunk solo per alcuni elementi, come la possibilità per i robot/cyborg di provare emozioni, di avere un’anima, di innamorarsi e, cosa piuttosto originale, avere devianze psichiche di qualche tipo. Senza anticipare nulla, ABE è sviluppato su quest’ultima questione in modo abile, suggerendo più che mostrando e impostando la narrazione intorno al discorso del robot stesso, degno di uno psico-thriller di qualità.

Ci si accorge immediatamente che la voce di ABE, calma, profonda e robotica, nasconde qualcosa di inquietante; il fatto che il suo volto e i suoi movimenti non abbiano espressione, poi, aggiunge al personaggio quell’aura di freddezza, apatia e solitudine interiore propria di un serial killer mentalmente deviato. Doveroso è infine ricordare lo sguardo del robot, sul quale la pellicola di fatto si chiude, lasciando impressa nello spettatore l’immagine di quei due occhi azzurri meccanici e luminosi che spiano, osservano e sognano la prossima persona da “aggiustare”.