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Cosmo Cocktail – Aurora | Recensione

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Luca Brumat, in arte Cosmo Coktail, ha realizzato un concept album che è un tuffo musicale nei cibernetici anni ’80. Un tributo alla conquista dello spazio, alle oscure note di synth e alla fantascienza. Ma Aurora è anche cyberpunk, per chi sa ascoltarlo nel modo giusto.

Copertina del concept album Aurora di Cosmo CocktailTitolo: Aurora

Autore: Cosmo Cocktail

Anno: 2017 (18 ottobre)

Genere: 80’s synthwave, soundtrack, soundscapes.

Disponibilità: acquista su bandcamp.


I suoni dall’Apollo 11 di Pioneers of the Universe, brano introduttivo con cui si apre questo concept album di Cosmo Cocktail, stabiliscono il mood di tutto il viaggio cosmico di Aurora. Suoni spaziali, synth, voci dal profondo dello spazio e grandi, enormi panorami sonori.

Eppure, se questo immaginario sembra far riferimento a quella parte di fantascienza più ottimistica e cosmica (appunto), c’è qualcosa di oscuro, di inquietante e di terribilmente distopico che si insinua nei soundscapes di Cosmo Cocktail. Qualcosa di cyberpunk.

Aurora è la colonna sonora ideale per chi vuole viaggiare nello spazio chiudendo gli occhi e aprendo la mente. In fondo, questa è l’essenza stessa del viaggio cyberpunk, fatto di percorsi virtuali tra database e nodi nell’eternità della Rete (o meglio, matrice). L’immaginario scelto da Cosmo Cocktail, però, resta senza ombra di dubbio quello dei viaggi interplanetari propri della fantascienza classica, ed è solo quel già citato oscuro retrogusto sonoro a dargli un cuore cyberpunk.

Una cosa che si deve dire su questo disco, è che è stato realizzato interamente con synth analogici hardware, nessun software synth o emulatore digitale VST. Solo cari vecchi synth old-school, suonati, programmati e registrati con disarmanti abilità e qualità. Anche questa attenzione e rispetto per l’hardware, in fondo, è molto cyberpunk. Sulla back-cover del disco, a conferma di tutto ciò, si legge: “We make the future through the past. In synth we trust. Stay 80’s.“. Per i nostalgici degli anni da cui tutto ebbe inizio, quello di Aurora è l’ambiente sonoro perfetto.

Vedrà “cieli poco familiari” – proprio come Unfamiliar Skies, una delle tracce del disco che più ho apprezzato – invece, chi è abituato a guardare al futuro dimenticando il passato, chi pensa che la parola cyberpunk e la parola musica possano andare d’accordo solo se si parla di dubstep o chi pensa che un genere musicale e un genere culturale nato come letterario/cinematografico non possano mai incontrarsi, nemmeno in una singola intenzione comune o in alcune suggestioni.

Il dibattito sulla musica cyberpunk è sempre acceso, ed è proprio in dischi come questi, quasi per la totalità strumentali, che diventa più acceso. Aurora è un disco cyberpunk? Ammettendo che la domanda sia sensata, non mi permetterei mai di affermarlo, ma è un disco che sono sicuro è nato anche da quelle atmosfere e, soprattutto, dalla sincera passione per gli anni in cui il cyberpunk ha trovato la sua dimensione più pura e autentica.

Aurora, al di là di criptici discussioni più accademiche che veramente culturali, è un gran disco pieno di musica che nella maggioranza dei casi un appassionato di fantascienza e di cyberpunk, apprezzerà. Tanto basta.

Stay 80’s,
Stay CP.


_jokreg

 

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