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Il cyberpunk in Cloud Atlas, film dei Wachowski Bros e Tom Tykwer

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Intendiamoci subito: Cloud Atlas (2012) non è un film esclusivamente cyberpunk e per questo non può certo essere annoverato tra le pellicole proprie del genere, ma è un film che sviluppa anche ed in modo esplicito tematiche cyberpunk, in particolare in una delle sei storie che il film (così come il libro di David Mitchell da cui è tratto) segue, sin dall’ambientazione.

La vicenda di cui parlo (sequenza cinematografica realizzata dai fratelli Wachowski, ovviamente) è quella di Sonmi 451, fabbricante (un clone) schiavizzata dal “sistema” (l’Unanimity), il quale sfrutta lei e le sue simili come forza lavoro a costo zero in una catena di fast-food (Papa Song’s), costringendole a subire continue violenze fisiche e morali, tra cui quella orribile di nutrirsi inconsapevolmente delle proprie sorelle “ascese” (in realtà macellate e utilizzate per produrre nutrimento per gli altri fabbricanti) e considerandole prive di “anima” (termine che nel libro un chip inserito all’interno del dito di ogni uomo indispensabile per muoversi in “libertà”), personalità, diritti e capacità di pensiero.

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Siamo nel 2144 nella città di Neo Seoul, all’interno della nazione chiamata Nea So Copros, frutto dell’unione delle Coree e di altre aree circostanti. All’enorme metropoli si affiancano zone completamente inabitabili, rese tossiche da rifiuti industriali e incidenti nucleari. La città, comunque, è la tipica metropoli cyberpunk di un futuro distopico in cui ogni cittadino è ultra-sorvegliato da occhi elettronici, è guidato anzi obbligato a consumare, acquistare forsennatamente e risulta essere schiavo del sistema Unanimità almeno quanto i fabbricanti.

In tutto ciò, però, si insinua la presenza dell’Unione, organizzazione ribelle che lavora clandestinamente per “aprire gli occhi” alle masse e spingerle a lottare per la libertà e i diritti dei fabbricanti e di loro stessi liberandosi dall’Unanimità. Hae-Joo Chang, uno dei ribelli più abili e importanti, “libera” Sonmi 451 e con lei organizza un ultimo disperato atto di ribellione di cui Sonmi diviene  portavoce, guida e simbolo. L’operazione è destinata a fallire, e l’Unione ne era fin dall’inizio consapevole, ma la sua coraggiosa azione, a livello simbolico, ha un enorme valore.

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I fratelli Wachowski – a cui comunque non va attribuita l’idea della storia di Sonmi 451, dato che appartiene allo scrittore David Mitchell, come già ricordato –  hanno realizzato ancora una volta (è davvero necessario citare la trilogia di Matrix, o anche V per Vendetta?) abilmente un altro spaccato di ribellione contro un sistema oppressivo in un possibile (se non probabile) futuro, prodotto della loro straordinaria “visionarietà cyberpunk” per ambientazioni, dialoghi, immagini e atmosfere. Il cyberpunk, oggi molto snobbato rispetto a più di vent’anni fa, torna a far pensare e a pesare non solo nell’underground cinematografico; in un mondo come quello attuale dove le nostre apparentemente libere azioni sono innegabilmente sempre più condizionate da media, pubblicità, slogan politici e che dir si voglia, una riflessione (cyberpunk) come questa è sicuramente da apprezzare.

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