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Dall’episodio del Progetto NO: “Test decisivi per il Sistema Neurale – parte 2”

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Questo estratto dal Progetto NO ha un sapore locale, regionale, che può risultare indigesto a chi non è residente nel Lazio, ma il perfido dr.Molese, genio del male, fondatore del Progetto NO e dominatore della dimensione parallela del pianeta, è italiano e romano, quindi era prevedibile che conducesse alcuni dei primi esperimenti del suo colossale Sistema Neurale bio-cibernetico anche su un territorio fisico relativamente vicino alla sua base operativa numero uno. D’altronde, il soggetto su cui viene testato uno dei procedimenti dell’organismo chiamato Sistema Neurale è molto rozzo, e il narratore, il7, non può e non deve farlo apparire migliore di quello che è. Quindi tollerate le volgarità, amici cyberpunk, e prendetele goliardicamente!

(…) Questa seconda parte della sessione di test iniziò con una atmosfera da alleggerimento: anziché focalizzarsi da subito sui colossali blocchi di sterco che venivano trascinati da giraffe-elicottero per lasciare dei brutti solchi per terra dalle parti di Lione, si percepì nell’aria un senso di rassegnazione alla schizofrenia dei motociclisti, e in buona parte erano sviluppi determinati dal Sistema Neurale su indicazioni del mefistofelico e bilioso dr.Molese. In altre parole, crisi energetica e sovrappopolazione innescavano circostanze drammatiche e precipitavano il mondo nel caos. Sì, ma da quando? In realtà, già dai tempi in cui qualcuno sembrava ancora che si agitasse pensando di rimediare a tutto incendiando i pozzi di petrolio. In quello che era l’avvio della seconda fase del Progetto NO, invece, era divertente che tutta la rassegnazione allo scempio sfociasse, nel pensiero di molti, in un’ottica surreale di conservazione del benessere, che peraltro era ovviamente inesistente in senso assoluto, ma che in senso relativo spingeva tutti a tenersi attaccati con le unghie e coi denti a quelle quattro cazzate che li facevano sentire ancora dei gran pidocchiosi. 

Poi c’era anche quella vecchia questione che ogni essere umano diventava vittima e carnefice allo stesso tempo, ma quasi nessuno la diceva più in quel modo per non essere patetico. E questo secondo test del Sistema Neurale invece riguardava proprio qualcuno che, nel marasma generale, era ancora un po’ patetico; ma di che genere, se più vittima o più carnefice, non sarebbe stato tanto facile stabilirlo.

Gino Bricchi era un tipetto del cazzo, che faceva la spola tra l’Albania e la costa tirrenica per portare avanti gli affaracci suoi adescando manodopera tubercolosa a basso prezzo, ma il Sistema Neurale non riuscì subito a focalizzare quali fossero, malgrado lo scenario d’azione fosse quello che fino a due anni prima veniva chiamato il litorale laziale. Già, strano, vero? Eppure… nonostante la vicinanza nello spazio, c’erano per il Sistema Neurale delle difficoltà nella ricezione di certi dettagli, perché il mare da quella parte dell’Italia s’era praticamente risucchiato da solo lasciando allo scoperto chilometri e chilometri di rottami che una volta giacevano sul fondo marino e che ora sentivano di poter fare gli stupidi muovendosi leggermente avanti e indietro per convincere qualcuno ad utilizzarli come materiali per l’edilizia, giocattoli esplosivi o protesi sessuali per camionisti, e questo produceva nell’aria addensamenti di molecole arrugginite, che si spostavano a piccole onde e che i radioamatori ossessivi chiamavano “salsedynex”.
Gino Bricchi in quel momento era seduto nell’abitacolo di una scavatrice in un enorme avvallamento pieno di erbacce, in qualche punto tra Santa Marinella e Tolfa, e diceva:
“Ma non credo proprio di essere patetico, io; nooo, ma proprio pe’ gnente! Io so che di questo passo mi troverò a fronteggiare la parte peggiore di me stesso, che quindi deve fare decisamente schifo, ma mi troverò anche a riscoprire la mia determinazione. Eh, porca puttana! Vojo dì: “tranquillo” ogni tanto ce posso pure sta’, ma TROPPO BBONO proprio nun me va da esse!


Il tizio, Gino, aveva infatti dei problemi insoluti tutti suoi particolari: gli capitava di avere spesso discussioni feroci con dei collaboratori che gli rovinavano le giornate commettendo imprudenze o cantando stonati le canzoni di Claudio Villa, ma – ancora peggio – quando lui si ritrovava in un intrico di zozzerie impreviste, sentiva che c’era qualcosa che lo costringeva a ripensare tutto ciò che riteneva reale.

Il balordo Bricchi sulla sua scavatrice, in un mondo screpolato e avviato alla rovina

E il Sistema Neurale sapeva perché: gli aveva trasmesso quest’idea proprio in quel momento, ricollegandola ad una serie di episodi di malessere generico che lui aveva avuto in passato. Adesso lui avrebbe saputo come spiegarli. E infatti Gino Bricchi, già alcuni minuti dopo il contatto telepatico col Sistema Neurale, di cui non s’era neanche accorto, non riusciva più a scacciare i cattivi pensieri mentre con la scavatrice svelleva dal suolo brullo quintali di terra contaminata spostandoli verso una fossa dalla quale entro dieci giorni avrebbe dovuto far spuntare, montandoli lui con tutti i materiali di cui disponeva, un basamento di mercurio solido e trenta piloni di calcestruzzo esagonali. Su questi avrebbe poi fatto erigere un ridicolo mausoleo per gente sporca defunta che lui aveva conosciuto personalmente e le cui famiglie l’avevano pagato complessivamente alcuni milioni di bit coins per far seppellire lì i luridi. Il mausoleo sarebbe stato sormontato da un gallinaccio robotico che ogni ora tossiva sangue ed emetteva un segnale di allarme sonoro dagli occhi. Gino Bricchi era un asso: aveva condotto una settantina di operazioni di quel tipo, spendendo ogni volta meno di quello che sua moglie gli passava al mese. Lei, Judyllocca, si rifiutava di scopare con lui e con chicchessia, perché aveva il corpo troppo duro (malgrado temesse sempre di essere considerata un po’ un’allocca), però tutto sommato manteneva lo stesso buoni rapporti col marito, con cui aveva una grande intesa negli affari: lei lavorava in una associazione statale che inventava tasse per pagare i suoi dipendenti, e lui, finanziato da quello che lei riusciva a sgraffignare in ufficio come extra, realizzava mostruosità architettonico-ingegneristiche che erano la vergogna di tutta Europa.

E però, per l’intervento telepatico del Sistema Neurale, quel pomeriggio Gino Bricchi sentiva una smania insolita, peggiore del solito; si rivolse ad uno dei suoi collaboratori, un capo cantiere, che, vestito solo di un paio di mutandoni a costine sotto il sole ocra raggrinzito, stava trascinando un sifone di rame, a dieci metri dalla scavatrice, a piedi, e gli urlò:
“Ah stronzo, mettiti un paio di stivali, almeno, sennò mi lasci le impronte in quella che dovrà diventare la zona dei cessi a cielo aperto, in questa struttura dell’accidente!”
E quello si mise in bocca la terza sigaretta Ultratosse e rispose:
“Vabbè, ma che vvòi veramente??”
Seh, “vabbè” lo dico io. ‘Sta giornata da schifo sento che sta peggiorando, perché tu non fai niente per migliorarla?? Anch’io, poi, peggioro a vista d’occhio, ma il (mio) Peggio deve ancora venire, cioè, intendo quello conclamato, e intanto mi tocca vedere te che non sai farti obbedire dai ragazzi! Quelli non sono umani, e neanche normali; se tu non li sai tenere a bada con polso, se ne vanno, ci piantano qua e si vanno a tirare le picconate in testa laggiù, lo vedi?, dove c’è quell’alberello spoglio. È una cosa stupida che vorrei evitare, lo capisci questo o sei diventato come loro?”

“Ma che ne so, non ti seguo, ne dici troppe e perdo il filo. Però so’ d’accordo co’ tte che la giornata sta andando a piscio: è cominciata col suicidio di Marcello il farlocco, l’autista della betoniera, e adesso poteva solo continuare con quel fregno di aereo Sputnik retrofuturista che fa tutti quei giri là sopra, sull’accampamento dei ragazzi, e ogni tanto scarica liquami. Io mi sa che ho capito perché, ma mi dà sulle palle lo stesso. Questi sono i veri problemi, per chi fatica davvero”.

“Embè, comincia da lì, allora. Asciuga il liquame per terra! Da quella parte dobbiamo farci la colata di cemento, sopra, mica possiamo spendere soldi per la carta assorbente”.

“No, capo, io ti dico che quello Sputnik fa i dispetti, ho visto ieri sera sul web dove l’hanno fatto: viene assemblato sulla Tuscolana, e nel video pirata si intravedeva lo scemo, quello che vorresti mettere al posto mio, capito? Tu gli hai dato una dignità ed un incarico, a quel figlio di puttana, e a lui invece non basta, ci fa i sabotaggi”.

(…continua…)
dom 14/1/2018 20:38

il7 – Marco Settembre
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