Estratto n. 4 da “L’ennesimo video”

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(Questo estratto inizia da pag. 252)
Il personaggio bizzarrotto fece una faccetta spaurita, come se avesse scoperto cosa fa il papà col suo tubo di carne quando si chiude in camera con la mamma, che poi piange; ma poi spostò gli occhietti tutti a sinistra, dove il ciuffo li seguì con moto sussultorio, e immediatamente dopo li riportò al centro facendoli centrare dai due asterischi di gomma trasparente. Il tutto sembrava un istantaneo resettaggio, dopo il quale sbavandosi addosso un po’ di saliva, stabilì:
“Beh, ma io mica vi faccio uccidere tutti e due, infatti; oh perbacco, sarei un povero… stambecco?, uno stambecco folleggiante? Uuuhh!” – e i triangoloni di pelle scamosciata gli svolazzarono davanti, lui ne prese al volo uno e si asciugò la bava – “No-no-no-no, io sono molto semplice, per la verità, “elementare, Watson”, ma ho capito una cosa complicata: che anziché fare ammazzare alla cieca, da chi mi assiste e mi segue, io invece essendo un attore, anche se minimo, devo prima controllare se per caso una delle vittime ha delle qualità, come le gambe storte, o gli occhi infossati, e se è… intenso, oppure… se è bella… molto bella… e sa piangere a comando, meglio ancora! Eppure, la mia capoccetta è confusa: tu dici di essere brava a recitare col tuo fascino, ma io come faccio, in previsione di un futuro apocalittico in cui il Cinema sarà il più grande relitto esistente, a esprimere un giudizio su una attrice che attualmente non ha neanche… ihihihi… un film in sala, una che non è stata premiata a nessun festival né nazionale né internazionale, che quindi – che miseria! – non viene ricordata o celebrata in questo momento e può solo vantarsi di aver fatto la ragazzaccia svaporata e soft-lesbo nel video di un perfetto sconosciuto nonché ragazzino, che magari inventa le cose mentre sgranocchia i cereali nel latte scaduto?”

Scott teneva stretta in mano, sotto il livello del ripiano del tavolo, la sua scarponcina contundente, e perciò si sentì tanto forte da obiettare: “Senti, cosetto, a me sembra che con quegli stracci ridicoli che hai addosso reciterebbe meglio di te una stampella di ferro fissata col saldatore sopra a un barile ammaccato, ma a parte questo, non vedo perché stare a sindacare su un’attrice che forse neanche vuol fare quello nella vita, una che magari ha voluto provare solo per hobby e che adesso vuole tirarsi fuori dai guai. Io che sono il primo ed unico regista di tutta ‘sta balordaggine, fino a ieri, ti dico che lei secondo me è fantastica, ma che adesso vogliamo restare uniti e fermare ‘sto processo di degradazione infame. Per il resto, lei per me può essere quello che vuole, io non mi arrogo il diritto di forzarla a fare l’eroina o la superfiga, sarà la sua natura a decidere, quando tutto ‘sto tourbillon si sarà calmato”.

Il VIP: “Quanta foga – o superfiga? – in questa tua difesa! Capirei se questo avvenisse per un Oscar riconosciuto a lei direttamente, come capiterà secondo me nel 2012, o nel 2021, vedremo, ma adesso tu vuoi far ridere come me? Ahèèè? Vuoi addirittura sollevare implicitamente, verso questa genetica platea di questo ristorantino ordinario, la domanda su un possibile finale in cui la povera ragazza ritorna alla sua vita di tutti i giorni rincasando a notte fonda da sola, sotto la grandine, dopo aver visto il suo ragazzetto cadere in terra pestato a sangue e aggredito da un muschio verde autoriproducente che viene da fuori il Sistema Solare? Tu non puoi pretendere una cosa del genere, ragazzino, perché dovresti prima crescere e io non te lo permetterò”.

Il drone, ronzando e cicloturbinando, abbassò le sue tre cervici puntute per far loro prendere slancio, poi queste registrarono roboticamente una ripresa video in panoramica di tutta la vetrata e lo inviarono in real time a lui, Skartberg, che dopo tre secondi netti piombò davanti al ristorante cinese facendo prendere un infarto ai tre gatti asiatici che stavano ronfando dentro le lampade rosse. Uno di essi però mandò dagli occhi una fiammella d’odio e il motocarro a tre ruote, postatomico e fabbricato in Montana, su cui era arrivato l’assassino ebbe un sussulto e perse uno spinterogeno dalla marmitta pericolante. Il gatto del Laos fischò sotto i baffi un verso stizzito che poteva significare: “Porca puttana, m’è preso un colpo, ma prima di schiattare ti trasmetto un po’ di sfiga, bastardo fanatico!” Skartberg non si preoccupò del suo motoveicolo, lo lasciò piegarsi e cadere su un fianco, mentre lui entrava dall’ingresso principale del ristorante. Il proprietario gli disse: “Gentilmente, signole, non mi chieda di offlile selvizio tutto omaggio anche a lei, le finanze huang shui mi calano a picco. E questa è una selata molto stlana, wang chung, io dico basta, basta, pel favole! Tu paga!”

Skartberg si chiese come mai il cinese non si era accorto che lui era un mutante… Allora era diventato così bravo a nascondere le sue deformità? E però le sue armi non le stava nascondendo. Col manico ricurvo e affilatissimo del suo accrocco a doppio verso di scorrimento mortifero diede un brusco colpo all’indietro mentre oltrepassava la soglia, e così trapassò al ventre il padrone del ristorante – e la figlia, che faceva la cassiera, si prostrò davanti al genitore morente cercando di farlo rinvenire mettendogli sotto al naso una boccetta piena di estratto di mandorli in fiore, sapone alla felce parassitata e aroma di risotto allo zafferano stracarico di scorza di limone grattugiata, e purtroppo il risultato fu scarso perché anzi due clienti, cercando di fuggire, scivolarono sulla pozza di sangue e sbatterono la testa contro la proboscide in ottone di un elefante indiano ferma-porta che più che altro dava un ingombro mostruoso e faceva pensare ai rapporti di forza tra Cina e Tibet.

Ristorante cinese cyberpunk romano
Illustrazione di il7 – Marco Settembre

La prima cosa che disse fu: “Allora, Alehandro! È finalmente giunta l’ora X!”

Il VIP: “La nostra collaborazione sta durando tanto che tu che vai con me che son deficiente stai imparando a deficere pure tu. Ti ho già detto che devi sorridere sempre con aria ebete, perché è uno spettacolo, ma che c’è il dettaglio fondamentale che non devi chiamarmi in quel modo, perché io come attore-ragazzino che mi spruzzo la schiuma da barba dentro la montatura vuota degli occhialoni da sole mi chiamo Rhino Weller, e anche se il mio cervello è clinicam ente semi-morto da mesi a causa di un grottesco incidente automobilistico, non devo assolutamente accorgermi che sono stato poi invasato da un po’ più grande d’età, bastardo, pigro e corpulento trafficante di origine colombiana che s’è trasferito a Roma per fare compravendita di poesie disperate e per spacciare la liquirizia allucinogena che rende epilettici dopo tre anni. Queste sono cose che devo sapere solo io (Alehandro), e non lui (Weller). E neanche te. Chiedimi scusa!”

Skartberg: “Ma vaffanculo! Andiamo al sodo: lasciami sventrare quel tizio lì nell’angolo, che cena da solo come un povero reietto! È la perfetta vittima da genere cyberpunk-grottesco”.

il personaggio bizzarrotto/Alehandro: “No, non è lui, che devi sfondare!”

Skartberg: “Tanto li massacro tutti, gli faccio sputare il cervello di sicuro; ma comunque dài, ti faccio contento: qual è il ragazzino farlocco del video?”, chiese, mentre con la sua arma più voluminosa sparava tre roboanti cartucce che squassavano il torace del tipo seduto da solo all’angolo, facendogli cadere il cuore e un polmone ancora riconoscibili dentro la vasca corporale amorfa costituita dai fianchi e dal bacino, in un’esplosione di carne non fresca e coi muscoli che schizzarono verso il carrello coi dolci che faceva parte del ristorante.

Rhino Wellercioè il personaggio bizzarrotto che celava il vendicativo ceppo corporeo fluttuante del narco-poeta-trafficante Alehandro, gridò: “Ho la pelle degli avanbracci liscia perché uso la farina doppio zero insieme al talco, e questo ispira simpatia a tutti i miei fans. Ma sbrigati, allora, Skartberg, ammazzalo, strazialo: è questo qui di fronte a me, il ragazzino chiamato Scott, voglio vederlo dilaniato e sezionato in 47 pezzi diagonali!!”
(Continua… Questo è solo un estratto)

il7 – Marco Settembre
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