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“La vendetta” – racconto da sole 100 parole

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Oggi questa rubrica futuribile ma che, come richiede il genere fantascientifico nelle sue declinazioni più evolute, compresa ovviamente quella cyberpunk, guarda anche ai problemi del presente e a costanti psico-antropologiche della natura umana, vi propone, nel solco della puntata precedente, un nuovo microracconto di sole 100 parole, quindi una decina di righe (contate tutto, se non ci credete 😉 ), che quindi è un esercizio di stile concepito per dimostrare come si possa imbastire una storia con un inizio, uno sviluppo e una conclusione, e anche mantenendo la weirdness, la stranezza, in poco spazio, ricorrendo ad una qualità della scrittura, la sintesi, che alcuni pensano non sia nelle mie corde. E invece io credo semplicemente che ogni strumento e ogni aspetto vadano contestualizzati al momento giusto. Si può avere un periodare complesso quando ci si impegna a fare i postmodernisti alla David Foster Wallace, ma quando c’è da trattare una scena d’azione è opportuno anche ricorrere a frasi secche e incisive. In questo caso, il tema del conflitto è particolarmente spinoso perché trattato con un confronto tra due personaggi che in precedenza erano legati da un’amicizia. In tali evenienze, il ricorso alla deliberata violenza sorprende perché essa non viene esercitata col distacco che si riserva ad un nemico generico e senza nome e con un volto dimenticabile. E tuttavia è sempre opportuno che gli osservatori e i lettori valutino le ragioni e i torti, perché sono questi i parametri attraverso i quali in condizioni difficili dimostriamo la nostra coscienza.
Ringrazio il critico e amico Alfredo Maria Barbagallo, che esiste veramente, non è un personaggio di fiction, e che dimostra coi suoi contributi di essere molto centrato e tecnico, pur non abdicando alla sua qualità di elaboratore di contromisure ironiche alla romana verso gli imbroglioni che nascondono le banconote false e i coltellini nel sottofondo dei loro scarponi! 😉


La vendetta

Il bizzarro killer, ex mercenario su Hesnozz, annientò un plotone di bruchi, poi sui rotoglifi di Bellfjo squartò Jonas il boia. Al suo ritorno sulla Luna, il vecchio amico Frank gli disse: “Tu ora sei stanco e ti sottometterò, perché voto per le destre, conosco i tuoi punti deboli, mia moglie mi ha reso apatico e so fare lo stronzo, all’occorrenza. Voglio colpirti, perché detestavo le tue pressioni”. Puntò il gancio-tenaglia contro Mark. Il killer restò fermo, ma un drone guasto, inerte sull’architrave, cadde su Frank scassandogli il cranio. Aveva dimenticato che il suo vecchio amico era anche un telecinetico.

il7 – Marco Settembre


Commenti:
Alfredo Maria Barbagallo:
“La brevità dei testi acuisce e sintetizza l’acutezza dei testi di Marco. Osserviamo con grande interesse alcuni punti focali. 1) Commistione tra sociale e relazionale. Genialmente il testo mescola potentemente generiche dichiarazioni politiche, intenzioni di azione e riflessioni individuali: mix corrosivo ed esplosivo. 2) Delitto e castigo nell’operato di Frank, le cui parole vengono interrotte e sostituite dalla caduta letale di una componente metallica. Molto altro ci sarebbe da dire su questo testo, ma intanto ne notiamo la struttura centrale: un dialogo tra la minaccia delle parole e la realtà delle cose”.

il7 – Marco Settembre:
“Sempre puntuale la tua analisi, Alfredo. Ci tengo ad evidenziare come i connotati politici e le acquisite disposizioni emotive del personaggio Frank compongano un profilo coerente nella sua negatività. Si può compiangerlo per lo stress subito dalla moglie, ma ha l’evidente torto di volersi rivalere sull’amico per delle imprecisate pressioni, che non mi pare costituiscano un buon motivo per coltivare un odio di questo tipo, un odio da stronzo, in effetti. Brillante invece il tuo riferimento culturale ad un grande classico del gigante Doestojevskji, che naturalmente ho letto ed ammirato. Sul piano dell’aderenza del microracconto al genere science fiction, il curriculum militare del killer Mark è di tutto rispetto e interplanetario, come nella tradizione delle space operas, ma lo qualifica anche come bizzarro, mentre il fatto che non si sia sporcato le mani per uccidere Frank ma che abbia fatto ricorso alla sua facoltà mentale di spostare gli oggetti col pensiero rende questa storia una parabiola epico-fantascientifica su un irragionevole tentativo di ivendetta che oltre ad essere ingiusto non tiene conto del valore anche morale dell’avversario contro cui ci si va a mettere e quindi è condannato a un atroce fallimento pesantone”.

Alfredo Maria Barbagallo:
“Una delle qualità principali dei tuoi testi (parlo adesso di quelli brevi) è legata ad un elemento di molto complessa identificazione. Cerco di spiegarmi. Il testo vola alto in sottintesi psicanalitici e declamazioni tecnico-surreali. Ma c’è un salutare e volontario freno a mano che gli impedisce di banalizzarsi prendendo il volo come un jet qualunque. Un mix tra potenza urbana e intelligenza delle situazioni. Frank non pensa di essere iperbolico, ideativo, acuminato: sa di poter essere STRONZO. E quando sta per portare a segno la sua ingiusta vendetta contro il suo ex amico killer non è colpito da una radiazione astrogalattica o termonucleare ma da un DRONE GUASTO. Non si carbonizza o volatilizza o annienta telepaticamente ma muore con IL CRANIO SCASSATO. Nella tua saggezza letteraria eviti di decollare, ripeto, in una astrattività alla lunga banalizzante ma resti legato al peso concreto di una realtà greve e vera”.

il7 – Marco Settembre:
Va bene, Alfredo, è interessante e “tecnico”, il tuo commento, come al solito. Io invece, che sono dalla mia adolescenza abituato a impiegare gli stilemi della famtascienza, anche se continuano certamente ad appassionarmi e divertirmi, sono però molto legato negli ultimi anni agli aspetti morali delle storie, ovvero al messaggio, e perciò ci tengo che, anche nella sintesi di un microracconto come questo, risulti dagli attributi o dalla situazione che se certi personaggi prevalgono pur essendo negativi, il testo allora ha carattere di denuncia, mentre se la spunta l’eroe è per conferire alla storia una morale positiva. In questo caso, ne “La vendetta”, il killer, in quanto tale, non è forse uno stinco di santo, perché nelle sue peregrinazioni per il cosmo ha abbattuto diversi avversari e non sappiamo se fossero stati tutti malvagi, però nella querelle con Frank ha sicuramente ragione, perché dalle parole stesse di Frank capiamo che questo ragiona male – è fascista – e che vuole sfidare il suo ex amico per motivi inconsistenti. 
Al di là dell’aspetto formale bisogna dare un contenuto etico alla narrazione, e ce n’è bisogno tanto più oggi, in un periodo in cui c’è molta maleducazione e superficialità in giro. Mi rendo anche conto di ricorrere a termini e maniere letterarie un po’ forti – come tu hai notato giustamente – ma fa parte del mio profilo di autore che ha tra le proprie componenti stilistiche anche il pulp – incoraggiato in questo da qualche critico e organizzatore del concorso nazionale a cui partecipai nel 2010, quando infatti capii che il pubblico va anche un po’ scosso e anche per questo riuscii ad arrivare al secondo posto! Però ripeto che accanto ai modi provocatori, nelle mie fiction, sono fortemente caratterizzato, anche come persona, da un grande afflato etico e perciò, laddove nella vita non posso certo fare da “vendicatore solitario” o “gjustiziere della notte”, mi prendo almeno la libertà in letteratura di dare un mio piccolissimo contributo educativo. Per citare un autore famoso che ha questa stessa impronta, posso ricordare il texano Joe R. Lansdale, che presenta tutte le durezze della sua terra, nella violenza, nella corruzione e nel razzismo, ma da persona di sinistra lascia arrivare i giusti insegnamenti al suo pubblico. È stato un momento di alta corrispondenza ideale di due “strapazzoni” affabulatori quello in cui lui, il 26 Aprile 2009, mi ha autografato con dedica “A Marco il7” una copia del suo “Rumble Tumble”.

Alfredo Maria Barbagallo:
“Tieni sempre presente che io considero termini ed azioni “forti” – che comunque in te sono sempre misurati e sotto controllo – come una qualità del testo, e non una sua debolezza. Te lo confermo. Da non specialista della materia, ritengo anche che un testo di fantascienza rischi sempre di volare nell’irreale, mentre ogni tanto una sana spadellata lo riporti all’equilibrio. Il DRONE GUASTO caduto in testa a Frank è qualcosa di più di una spadellata, ma ha cancellato una stortura.  È molto interessante, infatti, il riferimento ai temi etici ed addirittura alla funzione educativa del testo. È un compito morale che ogni intellettuale o scrittore dovrebbe sempre ricordare, soprattutto in caso di testi brevi. La mia impressione è che – sotto questo punto di vista – i personaggi di questo microracconto si confrontino con un gigante del comportamento umano: l’egoismo individuale e interindividuale che li porta a reagire istintivamente e infine a non riuscire a comprendersi nemmeno pienamente tra di loro. Egoismo che il testo fantastico evidenzia in pieno ingigantendolo persino in chiave intergalattica”.

il7 – Marco Settembre:
“Apprezzo molto la tua considerazione degli aspetti più crudi e concreti della rappresentazione; in effetti sono essenziali sia per catturare l’attenzione sia per conferire un connotato ironico e materiale alla storia e sottolineandone così il messaggio finale. Sotto il profilo etico senz’altro l’epilogo fa giustizia di una stortura, ma, come dici, è altrettanto vero che è presente nel brano una componente di rimpianto che acuisce la drammaticità: i due personaggi non sono nemici giurati sin dall’inizio, ma bensì sono stati amici. Questo risulta sconcertante ma poi sta al lettore esaminare la vicenda e cogliere dove alberghi l’egoismo, o forse l’egotismo o l’egocentrismo: mentre il killer Mark aveva dovuto affrontare negli anni “un plotone di bruchi”, e il presumibilmente terribile “Jonas il boia”, riuscendo a prevalere a prezzo di chissà quali fatiche, Frank può solo lamentarsi di una moglie poco in sintonia ma in fondo liquidabile e di indefinite “pressioni” da parte di Mark (e che sarà mai?). Orbene, in base a quale forma di egoismo e sopravvalutazione dei propri fastidi Frank può pensare che ciò che ha subito sia paragonabile agli inferni interstellari di natura bellica che Mark ha dovuto affrontare? Per non dire poi dell’egotismo che porta addirittura Frank a voler fare lo “str…” colpendo e sottomettendo l’ex amico! Quest’ultimo, a sua volta egocentrico, cioè abituato a vincere di fronte a minacce ben peggiori, reagisce schiantando l’avversario in modo devastante, sì, ma in fondo anche in qualche misura pietoso, ovvero non toccandolo direttamente ma sfruttando le sue capacità telecinetiche e facendogli crollare in testa quell’accrocco spigoloso e pesante di metallo, leghe di calcestruzzo e fòrmica, e rifiniture di plastica piombata”.
lun 7/6/2021 15:43

L’ex amico aggressore viene schiantato da un drone guasto cadutogli in testa.
– Illustrazione di il7 – Marco Settembre –

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