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Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo e il Cyberpunk

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Analisi del movimento futurista italiano da un punto di vista cyberpunk. Articolo d’opinione che aspira a far riflettere sulla connessione tra Futurismo e Cyberpunk, tra passato e futuro.

Futuristi,_Russolo_Carrà_Marinetti_Boccioni_Severini_cyberpunk“Noi aspiriamo alla creazione di un tipo non umano… Bisogna preparare l’imminente e inevitabile identificazione dell’uomo col motore, facilitando e perfezionando uno scambio incessante di intuizione, di ritmo, d’istinto e di disciplina metallica…

Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell’uomo dormono delle ali (…) Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà (…) dotato di organi inaspettati: organi adatti alle esigenze di un ambiente fatto di urti continui. (…)

L’uomo moltiplicato che noi sogniamo, non conoscerà la tragedia della vecchiaia!”
(da “L’Uomo Moltiplicato ed il Regno della Macchina“, F. T. Marinetti, 1910)

Questo scriveva Filippo Tommaso Marinetti, creatore e promotore del movimento futurista italiano, nel 1910. A distanza di cento e più anni da questo saggio, le sue parole sono ancora ultramoderne, all’avanguardia dell’avanguardia, futurist(ich)e, visionarie. Sotto certi aspetti, si può trovare un nesso tra Futurismo e Cyberpunk riflettendo proprio su parole e idee come quelle sopra citate. Nesso già messo in luce da Emilio Gentile, storico di grande fama, che ha scritto:

«Il futurismo era il primo movimento artistico del Novecento che proponeva una rivoluzione antropologica per creare l’uomo nuovo della modernità, identificata con il trionfo della macchina e della tecnica, (…) destinate a cambiare radicalmente l’uomo stesso, fino a generare una sorta di antropoide meccanico, essere disumano e sovrumano insieme, partorito dalla simbiosi fra l’uomo e la macchina.» (da “La nostra sfida alle stelle. Futuristi in politica“, E. Gentile, Laterza, 2009)

futurismo-cyberpunk-boccioni_forme-uniche-continuita-spazioLa fusione fra uomo e macchina, di cui spesso si parla su queste pagine, è un’idea cara al cyberpunk e anticipata quindi dal futurismo, che vedeva il “superuomo futurista” come libero dal passato e dalla tradizionale forma “umana”; l’uomo, piuttosto, doveva sviluppare in sé quelle qualità proprie della macchina come la velocità, il dinamismo, la potenza distruttrice e per questo creatrice, la possibilità di cambiare parti meccaniche rotte o usurate cancellando il concetto stesso di morte.

Idee e concetti esplicitati magistralmente in “Forme uniche della continuità nello spazio“, scultura realizzata nel 1913 dal futurista Umberto Boccioni, in cui uomo e macchina si fondono in una forma unica in movimento, nella quale si perdono gli elementi “vecchi” caratterizzanti sia dell’uno che dell’altra.

A questo stesso proposito (l’uomo-macchina, appunto), nel 1912 Marinetti scriveva così:

“Mediante l’intuizione, vinceremo l’ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori. Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l’amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell’uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall’idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell’intelligenza logica.”
(da “Manifesto tecnico della letteratura futurista“, F. T. Marinetti, 11 maggio 1912)

MOSTRA "ARTE E LAVORO - LA COLLEZIONE VERZOCCHI"Ma la macchina non è solo considerata dai futuristi per la sua simbiosi con l’uomo, bensì viene ritenuta sorta di “essere vivente”, intelligente e razionale in molti casi più dell’uomo (che, oltretutto, le sfrutta per “redimersi dal lavoro manuale”). Il futurismo, sorprendentemente, sembra voler anticipare anche il tema dell’intelligenza artificiale. Se manca la tipica visione cyberpunk nei confronti della macchina-tiranno, che controlla piuttosto che essere controllata, è comunque molto suggestivo leggere parole del genere, scritte nel 1927:

La macchina essere vivente.
“Noi già sentiamo in questi primi esseri della generazione futura, non solo l’innegabile principio di vitalità ma anche un embrione di vita-istinto e di intelligenza meccanica, proiettate in essi dall’inventore che creò ma che diventano quasi autonome appena la macchina comincia a muoversi ed operare per conto proprio sia pure sotto la guida ed il freno dall’uomo.

Noi abbiamo delle macchine parlanti; abbiamo delle vere Macchine ragionanti quali sono le calcolatrici pittorescamente definite: “cervelli d’acciaio”; inoltre la telemeccanica ci consente di dirigere o far volare senza pilota automobili ed aeroplani. In avvenire saranno quindi accoppiati e fusi tutti questi meccanismi e si creeranno macchine che, dopo aver ricevuto istruzioni verbali, si recheranno a compiere determinati lavori con la massima precisione e con lodevole costanza.”
(da “Per una società di protezione delle macchine“, Felice Azari, 1927)

Altro tema anticipato dai futuristi, con straordinario anticipo, e che molto ha a che vedere con il cyberpunk, è quello dello sviluppo verticale dell’edilizia metropolitana, in altre parole: i grattacieli. Nonostante già sul finire dell’Ottocento a Chicago si era costruito il primo grattacielo della storia, pensare che un giorno tutte le grandi metropoli ne sarebbero state invase non era così scontato.

Merito dell’architetto futurista Antonio Sant’Elia, oltretutto, non è stato solo quello di immaginare come le metropoli si sarebbero sviluppate parecchi anni dopo, ma è stato anche quello di progettare grattacieli dalle forme avvenieristiche e molto simili a ciò che oggi vediamo per le strade dei grandi centri metropolitani. Nella fotografia qui sopra, ad esempio, alcuni progetti di Sant’Elia sono accostati alTransamerica Pyramid di San Francisco; altri progetti di Sant’Elia ricordano invece la Beekman Tower di New York, e gli esempi potrebbero continuare.

In conclusione, questi sono solo alcuni spunti di riflessione e di possibile approfondimento che, a prescindere dal fatto che si ammiri o no il futurismo a livello artistico-letterario, ognuno di noi, e sopratutto chi è appassionato di cultura cyberpunk, dovrebbe tenere in considerazione per essere orgoglioso di questo movimento tutto italiano che tanto ha previsto, immaginato, ispirato. E il cyberpunk, consapevolmente o no, deve essergliene grato.

Fonti:
[Riccardo Campa, “Il superuomo del futurismo“, divenire.org, 2009]
[Michael DiTullo, “Living his world: Antonio Sant’Elia 1888-1916“, core77.com, 2010]
[PierLuigi Albini, “Manifesti futuristi. Scienza, macchine, natura“, download-pdf, 2003]

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