Recensione del racconto “Saldi da urlo alla fine del mondo” di Linda De Santi

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  • Questa è la terza parte della maxi-recensione che ho scritto per l’antologia di fantascienza italiana “Il Fiore della Quintessenza” –

Con “Saldi da urlo alla fine del mondo” entriamo in un dominio completamente diverso, l’ambito ancora critico e inquieto ma preminentemente allegorico e con aspetti satirici della Speculative Fiction, quella che un tempo veniva chiamata Fantascienza Sociologica. In effetti in questo racconto il rimando alla narrativa di James G. Ballard è evidente, soprattutto pensando al suo “Regno a venire”, ma l’autrice, Linda De Santi, ha un approccio un po’ più vivace e leggero, almeno all’inizio, nella sua satira, per cui riconosciamo come vicini a noi l’ambiente del centro commerciale e gli atteggiamenti di una giovane madre e del suo bambino in una giornata di shopping. Quando man mano emergono, come se fossero dati per scontati, gli aspetti alienanti potenti (il centro commerciale come unica realtà, la consistenza gommosa degli acquirenti, la programmatica mungitura di queste vacche grasse, la scansione del tempo affidata ai cicli di sconti, il discioglimento dei clienti esauriti alla fine della giornata, la fede nello ShoppinGod, eccetera) proviamo un senso di incapsulamento la cui dimensione in parte farsesca non lo rende meno soffocante.

Foto di il7 – Marco Settembre, della serie Alienation Markets (2013).
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E tuttavia il patto tra autrice e lettore è ben saldo, e noi stiamo al gioco (al massacro), sperando che il senso di questo disvelamento dell’alienazione apparirà chiaramente magari sul ciglio di qualche abisso plastificato. La protagonista è una commessa perfettamente integrata in quel mondo e nei suoi ritmi; ciò che infrange il suo tutto sommato euforicamente cinico tran-tran è il rinvenimento non del classico bambino-ombra “con le orbite vuote e il cono gelato in mano”, con “solo due stati d’animo”: no, quello è un bambino “a colori, non grigio”, il che potrebbe portarci a suggestioni alla Bradbury, e invece no, perché il mood è ben diverso, il worldbuilding è davvero immersivo, tutte le norme di quel mondo sono illustrate con dovizia di particolari e il tono generale è quello di un sapiente sarcasmo. Cercando di evitare gli spolier, posso limitarmi a rivelare che – in linea con le direttive del curatore – questo modo plasticoso del consumo continuo e grottesco si rivela essere non l’unico, e la protagonista, pur senza afferrare pienamente la situazione (se non quando la sua amica dell’erboristeria glielo spiega: dev’essere “una specie di proiezione”, “come un sogno nato dal condensarsi di idee” dell’altro mondo – speculazioni, appunto), cerca di trovare una soluzione anche sfruttandola, se può, ma infine quel che riveste l’importanza cruciale è la soglia. Tuttavia il percorrerla non scioglie in modo indolore il ganglio, perché l’universo alterato, proprio come nell’ultimo romanzo di Ballard prima della sua scomparsa è in disfacimento. La decadenza della deliberata decadenza. L’affollata ed euforica sarabanda del passeggio e dell’acquisto, quale siamo abituati ad assistere e talvolta a partecipare diventa un accalcarsi con panico crescente, e alle norme da osservare si aggiunge l’emergenza, un emergenza di cui non si vede lo sbocco, propri perché la realtà è solo quella esclusiva del centro commerciale. e la soglia è un fuori programma che può riguardare solo l’unica persona che già ci è passata. E quindi non c’è solo metaletteratura, nella “spiegazione” della logica alterata, c’è anche una riflessione sulle vite degli altri, “universi lontanissimi da noi, di cui non sappiamo niente”: ogni negoziante del centro vede il cliente come una preda, chissenefrega dei motivi per cui quello si rifugia nel centro commerciale, così come io forse interesso a qualcuno soprattutto come macchina di recensioni. Sto scherzando, ma è vero che gli universi paralleli non si aprono solo nelle pagine. Nelle pagine invece si delinea un antagonista, l’aiutante (figura complementare al protagonista, come prescrivono le regole narratologiche), e anche il possibile tradimento che aumenta il pericolo. Il messaggio comunque è chiaro e in fondo apre la distopia di questo racconto a una possibile utopia, forse davvero molto remota, comer tutte le utopie, appunto: per un mondo fittizio in disfacimento, potrebbe essercene un altro che si rimette sui giusti binari. Ma intanto la SF ci ha permesso di empatizzare non solo con il bambino ma anche con la figurina ritagliata, ma ben delineata nel suo sviluppo interiore, e nel suo dinamismo psicofisico di giovane donna contemporanea e “sveglia”, della commessa di Shopland. Ottimo, complimenti a Linda De Santi!

il7 – Marco Settembre

Foto di il7 – Marco Settembre, della serie Alienation Markets (2013).
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