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RoboCop: film cyberpunk di Paul Verhoeven

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Titolo: “RoboCop

Regista: Paul Verhoeven

Anno (uscita ufficiale): 1987

Nel Cast: Peter WellerNancy Alles, Dan O’Herlihy, Ronny Cox, Kurtwood Smith,Miguel Ferrer, Robert DoQui, Ray Wise, Felton Perry.

Trama: “La città di Detroit è sconvolta da bande di drogati, di stupratori e assassini, e una società finanziaria (la COP) produce uno specialissimo robot corazzato, da lanciare di notte per le strade a tutela dei cittadini. Questo robot preme moltissimo al vice-presidente Jones, che comanda anche la polizia locale, poichè la sua produzione in serie si preannuncia come un gigantesco affare. Tuttavia, messo alla prova in pieno consiglio di amministrazione, il prototipo si inceppa e per errore uccide uno dei presenti. Morton, un dirigente furbo e rivale di Jones, propone Robocop, un robot avveniristico ed ultraprotetto, nel quale viene innestato il corpo mutilato dell’agente Murphy…” (fonte: ComingSoon)

RoboCop” è uno di quei film i quali generalmente non si fatica a definire cyberpunk. Questo perchè non solo la fantascienza (i cyborg, le armi avvenieristiche, le pubblicità di prodotti futuristici) si unisce ad una realtà distopica e decadente (il crimine che dilaga, la corruzione, i giochi economici e di potere, i luoghi abbandonati), inscrivendosi perfettamente all’interno del cyberpunk, ma anche per altri importanti motivi.

La violenza, per esempio, è mostrata cruda e grezza come si presenta nella realtà (anzi, a volte è persino portata all’eccesso), senza preoccuparsi di far vedere un braccio che si distacca dal corpo o una super-pallottola che solleva schizzi di sangue e brandelli di carne. Tutto ciò ha a che fare con il cyberpunk, e se si considerano altre pellicole facenti parte del genere, o si pensa alla letteratura cyberunk, non si può che trovarne riscontro.

L’interazione tra uomo e macchina, argomento che nel film emerge con chiarezza con tutti i suoi quesiti e conseguenti problematiche, è un altro aspetto fondamentale dell’intero movimento cyberpunk: la parte umana di RoboCop/Murphy che emerge attraverso i ricordi, il senso di giustizia (per cui il cyborg è programmato) che sconfina nel desiderio di vendetta (umano), la flebile eppure spesso sufficiente capacità di controllo dell’uomo sui robot, e via di questo passo.

Si potrebbe esprimere comunque un dubbio sull’appartenenza della pellicola al genere cyberpunkse si commette l’errore di valutare un film intero sulla base di alcune scene o particolari ambientazioni. Ad essere onesti, nemmeno io sono rimasto troppo convinto dalle prime immagini di Detroit, o della stazione di polizia, o di alcuni vestiti, luoghi e automobili forse troppo vicini al nostro tempo o pococyberpunk, e nemmeno dal finale sostanzialmente felice.

Nonostante ciò, RoboCop è comunque considerato praticamente da tutti gli appassionati di cyberpunkun film essenziale all’interno del genere, che per tematiche, spunti di riflessione sul travagliato connubio uomo-macchina, contesto sociale decadente, iper-realismo, fantascienza tecnologica e cupo pessimismo di fondo non può mancare nella filmografia di chiunque sia realmente interessato o appassionato di cyberpunk.

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