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Ronin Yaro – The Sprawl | Recensione

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Un disco dall’underground hip-hop italiano che racconta “storie malate dalla città diffusa”. Il cyberpunk non è tutto, ma è tanto. Aleggia tra l’elettronica e le rime di Ronin Yaro come luci al neon nella nebbia, sfumato nell’oscurità di tutte le altre cose.

Album cover Ronin Yaro - The SprawlTitolo: The Sprawl

Autore: Ronin Yaro 浪 人

Anno: 2017

Genere: hip-hop, rap.

Disponibilità: Amazon, Google Play, iTunes, Spotify.


Ho seguito con grande interesse la crescita culturale e musicale di Ronin Yaro degli ultimi anni, proprio nel periodo in cui si è avvicinato al cyberpunk e in quest’ultimo ha trovato l’ambiente ideale per dare una dimensione spazio-temporale alla sua musica.

The Sprawl non è però un disco futuristico nel senso fantascientifico del termine, è un disco attuale, ambientato nel nostro presente guardato con gli occhi di chi ha imparato dal cyberpunk a osservare la spietata verità e canalizzarla nella propria arte.

Ronin Yaro The Sprawl Vertebre Videoclip CoverUna realtà oscura, “più oscura di un quadro di Goya“, descritta programmaticamente sin dalla title-track The Sprawl, vero e proprio manifesto dell’album intero che fa da apripista a quella che forse è la vera protagonista del disco: Vertebre, il primo singolo estratto per la quale è stato girato anche un videoclip (disponibile su YouTube). Un brano intenso e carico di emozioni, espresse però attraverso suoni e rime dalla brutale apatia. L’apatia di chi nello sprawl ci vive e lo racconta senza filtri.

La traccia che personalmente ho preferito – quella che riascolterei più volte senza mai stufarmi e che ad ogni ascolto mi ha permesso di cogliere una sfumatura nuova, una parola non ben compresa immediatamente o una frase veramente incisiva che mi eri perso – è Electric Rhymer, dal flow incredibile, veloce, una scarica elettronica piena di energia e qualità tecnica che ci fa immergere ancora di più all’interno delle “storie malate dalla città diffusa“, raccontate da Ronin Yaro l‘electric rhymer, cantastorie moderno di una realtà italiana intrisa di cyberpunk ma raramente guardata per quel che è davvero. La traccia che scelgo come rappresentativa di quel Ronin Yaro mi ha trasmesso.

Dai “cieli verdi di una luce velenosa” di Darkwaves all’ubermensch sintetico di M.A.N.E.S., passando per la storia personale di un Nativo Digitale descritta con sorprendente onestà e in cui è facile immedesimarsi,  i brani che compongono il cuore pulsante di The Sprawl meriterebbero di essere sviscerati a fondo e descritti nei minimi particolari, ma preferisco lasciare che ognuno di voi possa goderli lentamente e senza influenze esterne, come Virtual Flowers immortali da osservare e scoprire ascoltando secondo dopo secondo come mezzi uomini e mezzi macchina, Human 2.0 persi nelle Città Meccaniche di The Sprawl, un mondo di mezzo tra il presente e il futuro.

Il viaggio musicale di Ronin Yaro termina con Exit the Sprawl, in silenzio, facendo parlare al suo posto synth e drum machine, per una manciata di ipnotizzanti minuti. The Sprawl è terminato, ma resta quell’alone velenoso e verdeggiante di cyberpunk con cui la sua musica ci ha avvolto.

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