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“Uno di tanti” di Matteo Manunza | UndergroundStories #4

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Uno di tanti

Fuori pioveva senza sosta, il rumore mi cullava nel mio piccolo monolocale al trecentocinquantesimo piano di un fatiscente Hotel nella parte più bassa della Città. L’aria sapeva di sintetico e polvere intorno a me, e quel disordine  di bottiglie mezze vuote e avanzi di cibo mi faceva stare stranamente bene; era  la mia zona di assoluto Confort, la mia zona, la mia bolla oscura ed isolata. Alla mia destra il datapad traslucido con le informazioni del mio prossimo cliente, e davanti a me lo schermo verde dove in un flusso continuo scorrono numeri, lettere, e comando. Le  mie dita vanno sole sui tasti. Sono l’ennesimo o forse l’ultimo, non ha importanza, è il mio lavoro.  Betty si avvicina e mi accarezza la faccia; un insieme di carne e impianti, i suoi capelli erano rasati da una parte e dipinti di blu ( le piaceva il blu diceva rispecchiava il suo essere, mi dice sempre  “è il colore della malinconia Connor”) ma un giorno potevano essere anche rossi, oppure un altro giorno arancioni; le piaceva cambiare. “lavori troppo, vieni a letto con me.. spariamoci del RED EYE insieme”  “non posso” gli rispondo io. Quel lavoro era troppo importante.. più importante di tutto, era come se fossi un tutt’uno con i numeri.  Fisso la vetrata sferzata dalla pioggia alla mia sinistra, fuori i miliardi di vite, luci confuse e neon luminosi.. Connor si sente come se fosse lì fuori ma anche lì  dentro, come se una parte di se fosse la città un’altra la lurida camera dove si nasconde con la sua Betty. Prende dallo scaffale sotto di lui un visore pieno di cavi;  fa per indossarlo e mille luci si accendono, schiaccia invio sulla tastiera ed un cono di linee infinite si apre di fronte a lui entrando nell’oceano dei dati, LA RETE.

Dopo un’ora e mezza Connor si toglie il visore, lo accomoda sotto di lui e si gira stanco a guardare Betty, strafatta di Red Eye sdraiata sul divano marrone che cade a pezzi. È visibilmente sudato, le mani gli tremano, ma riesce  comunque ad accendersi una sigaretta facendo un lungo tiro. Un sollievo.  Ecco che suonano alla porta : “chi cazzo è?” prende da un cassetto adiacente  una pistola la nasconde dietro la schiena e va a controllare.  Ma non fa in tempo,  uomini in divise corazzate sfondano la porta, Connor tenta di sparare ad uno di loro ma il primo colpo dei fucili d’assalto parte e lo ferisce ad una gamba mentre gli altri vanno a trivellare Betty. Connor grida disperato “maledetti bastardi!”..un altro colpo nel petto; cade a terra e l’ultimo sguardo su di lei.

Matteo Manunza


UndergroundStories è la rubrica varia ed eventuale che si occupa di pubblicare frammenti narrativi, immagini e idee di autori interni alla community di Cyberpunk Italia. Storie di cyberpunk dall’underground.

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