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Vexille: anime cyberpunk di Fumihiko Sori

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Vexille è un anime cyberpunk giapponese del 2007 realizzato in cel-shading che si interroga sul rapporto tra uomo e macchina, sulla singolarità e sulla distopia. Una recensione di Moreno Tiziani.

Titolo: “Vexille

Regista: Fumihiko Sori

Anno (uscita ufficiale): 2007

Siamo nel 2077: il Giappone è uscito dalle Nazioni Unite per non sottostare alle limitazioni sulla ricerca cibernetica. Da dieci anni la nazione è schermata da un campo magnetico impenetrabile ai satelliti. Dopo un tentativo di spionaggio industriale da parte nipponica, gli Stati Uniti inviano la squadra speciale SWORD nell’arcipelago al fine di raccogliere informazioni e neutralizzare il centro nevralgico delle Daiwa Heavy Industries, la multinazionale che promuove la ricerca cibernetica e mira a diffonderla nel mondo a fini di controllo globale. Vexille, un membro della SWORD, sarà l’unica a scoprire una verità al di là di ogni immaginazione.

Vexille è un lungometraggio in cel-shading dall’indubbio impatto visivo. Pur avendo difetti evidenti nella caratterizzazione dei personaggi e nella costruzione della sceneggiatura, si pone a un livello superiore rispetto a ben altre produzioni, sia per una maggiore sperimentazione nel campo dell’animazione digitale, sia per l’accentuazione delle componenti politiche della narrazione.

E’ anche grazie a ciò che si spiega così come mai sia stato subito venduto in 75 nazioni (e, in seguito, in altre 54) dopo essere stato presentato al Sessantesimo Festival internazionale del film di Locarno, ricevendo notevoli consensi. Per inciso, in Italia è uscito solo nel circuito home video, rimarcando la scarsa fiducia che i distributori nostrani hanno nei confronti del successo degli anime al cinema.

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Il tema della pellicola potrebbe sembrare, per un “navigato” cyberpunker, relativamente scontato. La riflessione sul rapporto uomo-macchina è affrontata in diversi romanzi e film, non ultime “Blade Runner” e “Io, Robot”.

Qui la riflessione è chiarita ponendo a confronto i punti di vista della protagonista, Vexille, e della sua comprimaria, Maria, che vede il delirio di onnipotenza della Daiwa attraverso la vita quotidiana di ciò che resta della popolazione del Giappone. Il loro destino è cupo, senza spiragli; da qui il sacrificio della collettività in un finale dal sapore apocalittico ma senza redenzione.

Tuttavia, nel riflettere sul rapporto tra uomo e macchina si situano anche note contemporanee sul futuro della tecnologia, dei rapporti politici tra gli stati e su ciò che, in fondo, è lo sviluppo sociale e culturale dell’umanità. La comparazione tra ciò che i Giapponesi sono diventati e i Jag, risultato inatteso di esperimenti cibernetici non controllati, è evidente nel quadro di questa riflessione, anche se dismesso tra le righe di dialoghi dilatati.

Da questo punto di vista, il Giappone di Vexille è il risultato di un salto di qualità nel processo stesso di evoluzione tecnologica o, volendo usare un’espressione più consona, una singolarità. Ma se in genere le singolarità risultano, nella narrativa, dei punti di non ritorno verso l’utopia, qui ha generato una distopia che si è risolta nell’annientamento di un’intera nazione. Del resto, se è vero che è difficile che il Cyberpunk si occupi di singolarità, è sicuro che la sua visione futuristica vira spesso nella distopia più genuina.

Per inciso, i Jag sembrano i vermoni di Frank Herbert in una versione metallica sotto acido: una sorta di omaggio a “Dune”, così come le sequenze con le dune buggy riecheggiano la saga di “Mad Max”. Ancora, il personaggio di Saga, membro della resistenza di Tokyo, ricalca Steven Seagal, mentre Maria sembra ritagliata su Lara Croft.

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Qualcuno potrà rimanere perplesso sul fatto che non ho paragonato “Vexille” a “Appleseed”: si tratta in realtà di pellicole diverse, sia per resa tecnica che per temi, e non sarebbe corretto paragonarle, per quanto invece succeda spesso. A maggior ragione, inutile cercare similitudini con “Ghost in the Shell”: lo sviluppo del tema portante della storia può essere complementare ma non sovrapponibile.

Vexille si concentra molto sulla resa stilistica e poco sullo sviluppo dei personaggi e lo scenario poteva sicuramente essere meglio sfruttato: si tratta di un lungometraggio sobrio, in cui emergono più gli spazi concettuali sulla situazione geopolitica e sociale, a livello globale e locale, che non la risoluzione della storia degli eventi, per quanto incorniciati da scene d’azione spettacolari (si veda ad esempio l’assalto iniziale, particolarmente coinvolgente e riuscito).

Se quindi non è da considerarsi una pietra miliare come “Akira” o “Ghost in the Shell”, è anche vero che non può essere ignorato nel panorama cyberpunk, soprattutto considerando la sua resa visiva e l’approccio contenutistico al genere.

Approfondimenti:
– review (ENG, theotherjournal.com)
– trailer (youtube.com)

[recensione scritta da: Moreno Tiziani]

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